Bloomsday, ritratto di Joyce

Ogni anno, a Dublino, dal 1950, ad opera di un gruppo di scrittori irlandesi, ammiratori di Joyce, si festeggia il Bloomsday, per ricordare il  suo capolavoro Ulisse.

Quest’anno sarà rinviato: “I pub sono chiusi. Vuoi festeggiare Joyce senza bere?”

Infatti una gran folla si riversa nelle strade, con costumi d’inizio Novecento, tracanna pinte di birra e ripercorre i percorsi di Bloom attraverso le vie della città a cominciare dal Davy Byrne’s pub.

Al James Joyce Centre vengono rappresentate diverse scene del libro e nei pub si serve la “colazione alla Bloom”: salsicce, pudding e pancetta.

Al MoLI, acronimo di Museum of Literature Ireland, è conservata una registrazione di soli 4 minuti del 1924, di qualità scadente, della voce di Joyce che legge parte del suo capolavoro, tratto dal settimo episodio, Eolo.

L’opera di Joyce viene rappresentata in altre città del mondo: in Italia la festa più importante è a Trieste, dove Joyce visse per molti anni e che chiamò

la mia seconda patria.

La data è romantica: il 16 giugno 1904 Joyce esce per la prima volta con Nora Barnacle, la donna della sua vita.

Today 16 of June 1924 twenty years after. Will anybody remember this date? Oggi 16 giugno 1924 venti anni dopo. Qualcuno ricorderà questa data?

Ulisse, novello Odisseo, è pubblicato nel 1922 ma a causa di censure in ogni parte d’Europa è divulgato solo negli anni sessanta.

È un omaggio, senza dedica, alla moglie Nora che non si riconosce nella descrizione

non sono tanto grassa

e non lo legge neppure.

È Silvia Beach della libreria Shakespeare & C. a stampare le prime copie nel 1922 – attualmente del valore di 30.000,00 euro l’una e il doppio con dedica ed è sempre una donna Margaret Anderson della Little Rewiew a stampare i primi estratti, i primi incerti, avversi passi dell’Ulisse nel mondo.

Se non vale la pena leggere l’Ulisse, allora non vale la pena di vivere.

James Joice

Il romanzo è composto di 18 capitoli, divisi in 3 parti:

  • Telemachia (triade, tre episodi): viaggio di Telemaco alla ricerca del padre, protagonista Stephen Dedalus;
  • Odissea (4 triadi, dodici episodi): protagonista Leopold Bloom;
  • Nòstoi (triade, tre episodi): i ritorni;

ognuno dei quali ha caratteristiche stilistiche molto particolari e la storia raccontata è parallela a quella dell’Odissea di Omero, come pure i personaggi: Calipso, Lotofagi, Eolo, Scilla e Cariddi, Nausicaa, Circe, Penelope, per citarne alcuni, che sono delle parodie.

È il racconto di una giornata del protagonista Leopold Bloom, immaginata come una vera e propria Odissea, anche la struttura delle parti e dei capitoli segue il racconto omerico, con un forte simbolismo.

Joyce nell’Ulisse mette in pratica la tecnica del flusso di coscienza, stream of consciousness, libera rappresentazione dei pensieri  così come appaiono nella mente , non riorganizzati logicamente in frasi o introdotti da segni grafici né sintagmi di legamento.

…Scarpe strette? No, è zoppa! Oh! Povera ragazza (…) Mi pareva ci fosse alcunchè d’insolito nelle sue mosse esterne. Beltà di sciupata vaghezza. Un difetto in una donna vale dieci volte tanto. Ma le rende gentili (…) Però un’indiavolata, nonostante  tutto. Non mi spiacerebbe di. Curiosità (…) Oggi ho mal di testa! Dove ho messo la lettera? Ah, eccola. Hanno voglie matte di tutti i generi.

È una tecnica rivoluzionaria di scrittura – libera associazione di pensieri, mescolanza senza soluzione di continuità dell’attività conscia e inconscia, verbalizzata e non – che nasce  dal clima culturale a cavallo tra ‘800 e ‘900, con le avanguardie artistiche del ‘900, le teorie psicanalitiche, in particolare gli studi sull’inconscio di Freud.

Il saggista Gianni Celati, grande traduttore del romanzo così scrive:

Il punto focale della peregrinazione di Mr Bloom è la vita qualsiasi, la vita senza niente di speciale, la vita come un sogno o un lungo chiacchierare con se stessi.

Mr Bloom, rappresentazione dell’ebreo errante, è l’uomo comune che veste in modo tragicomico i panni dell’eroe greco. L’Ulisse omerico dopo 20 lunghi anni  approda ad Itaca, desideroso di riunirsi alla fedele sposa Penelope. Bloom, uscito per banali commissioni, trascorre la giornata a vagare per Dublino, evitando di rincasare in quanto la moglie si sta intrattenendo con l’amante.

Statua di James Joyce a Dublino

Proprio sua moglie Molly, grottesco ribaltamento della figura di Penelope, è una coprotagonista della vicenda insieme a Stephen Dedalus, già incontrato dai lettori di Joyce nel suo Ritratto dell’artista da giovane e qui incarnazione di Telemaco, il figlio putativo di Bloom.

E sarà Molly-Penelope a concludere il romanzo con un soliloquio, un flusso ininterrotto di oltre quaranta pagine che conta due soli segni di punteggiatura ed è costituito di otto enormi frasi.

Molly riflette, prima addormentarsi, sui propri amanti, su di sé, sugli altri personaggi in un flusso incessante di idee, memorie, sensazioni, percezioni che scorrono liberamente e senza pause o cesure, proprio come fanno i pensieri nella mente umana. Ripensa alla proposta di matrimonio di Bloom a Gibilterra, luogo delle mitiche colonne d’Ercole che l’Ulisse dantesco aveva oltrepassato.

fatti non foste a viver come bruti,
ma per seguir virtude e canoscenza

Dante Alighieri – Inferno XXVI

Proprio lì dove tutto aveva avuto inizio: con quel suo “sì”.

[…] e Gibilterra da ragazza dov’ero un Fior di montagna quando mi misi la rosa tra i capelli come facevano le ragazze andaluse o ne porterò una rossa sì e come mi baciò sotto il muro moresco e io pensavo be’ lui ne vale un altro e poi gli chiesi con gli occhi di chiedere ancora sì e allora mi chiese se allora io volevo sì dire di sì mio fior di montagna e per prima cosa gli misi le braccia intorno sì e me lo tirai addosso in modo che mi potesse sentire il petto tutto profumato sì e il suo cuore batteva come impazzito e sì dissi sì voglio Sì

È lei, davvero, la materna Terra da cui si parte e a cui si ritorna.