Storia della Scrittura – Parte 2

Le evoluzioni

L’alfabeto greco

L’alfabeto greco, che è alla base dei moderni sistemi di scrittura, si sviluppa tra IX e VIII secolo a.C. partendo dall’alfabeto fenicio. Le prime testimonianze di una scrittura greca risalgono all’VIII secolo a.C. e vari documenti confermano la presenza di alfabeti locali diversi, ma con moltissime coincidenze. L’unificazione ufficiale della scrittura greca è realizzata soltanto alla fine del V secolo a.C. con l’alfabeto ionico di Mileto, che viene adottato ufficialmente ad Atene nel 403 a.C.

Caratteristica dell’alfabeto greco è la scomposizione della catena parlata fino alle unità di seconda articolazione, i fonemi, anche se esso non rispetta ancora il principio moderno dell’alfabeto fonetico internazionale che ha la corrispondenza tra un suono e un segno. Ma il suo vantaggio è quello di essere in grado, più di qualunque altro alfabeto antico, di trascrivere qualunque lingua.

In ordine: numerico, cuneiforme e significato

Il più diffuso e conosciuto discendente del greco fu l’alfabeto latino, dal nome dei Latini, un popolo italiano che dominò l’Europa, con l’ascesa di Roma. I Romani impararono a scrivere intorno al V secolo a.C. dalla civiltà etrusca, che usava una serie di scritture italiche derivate dai greci occidentali. Per il predominio culturale dell’impero romano, le altre scritture italiche sparirono e la lingua etrusca è in gran parte andata perduta.

Lettere greche sono tuttora utilizzate in matematica, scienze, ingegneria e altre aree in cui la notazione matematica è utilizzata come simboli per le costanti, le funzioni speciali e anche      convenzionalmente per le variabili che rappresentano determinate quantità.