La danza nel mondo antico: armonia tra spirito e corpo

Colui che conosce il potere della danza, 
vive in Dio.

Djàmaladdin Rumi, poeta persiano derviscio

Una sorprendente riscoperta mi stimola ad affrontare il tema affascinante della danza: un grande ballerino e coreografo, Serge Lifar, nato a Kiev nel 1905, vissuto prevalentemente a Parigi, maitre de  ballet dell’Opera Garnier, rivoluziona il balletto classico, affermando la sua indipendenza da ogni altra arte, compresa la musica.

Uno degli esempi delle sue teorie è la coreografia di Icaro, priva completamente di accompagnamento musicale, tranne le percussioni.

È un grande dimenticato, come è avvenuto per molti che, per opportunità professionale o artistica, non dissentirono apertamente dal nazismo negli anni dell’occupazione della Francia; Lifar, accusato di collaborazionismo, lascia Parigi per rientrare una volta riabilitato.

L’arte della danza affonda le radici nell’antichità.

Tersicore, la sua musa, nell’iconografia greca viene rappresentata appunto nell’accennare passi di danza, sovente imbracciando una lira per accompagnarsi musicalmente.

La danza nell’antica Grecia era chiamata Choreia, che deriva da chara, gioia. Omero descrive  le danze gioiose dei giovani, soli o con fanciulle, per festeggiare le nozze, la vendemmia o semplicemente per dar sfogo alla loro esuberanza giovanile.

Poi vi sculse una danza, a quella eguale…
che ad Arianna dalle belle trecce nell’ampia Creta Dedalo compose…
V’erano garzoncelli e verginette
di bellissimo corpo, che saltando
teneansi al carpo delle palme avvinti.
Queste un vel sottil, quelli un farsetto
ben tessuto vestia… Ed or leggieri
danzano in tondo con maestri passi…

Iliade XVIII, 590-606

La danza è: “…la madre di tutte le arti. Musica e poesia si determinano nel tempo, le arti figurative e l’architettura nello spazio: la danza vive ugualmente nel tempo e nello spazio”.

È quanto afferma il grande storico Curth Sachs, autore dell’intramontabile e insuperato libro Storia della danza.

Essa è espressione primigenia dell’uomo e con il suo valore sociale, culturale, simbolico accompagna la storia della civiltà umana di ogni epoca e luogo.

Nel mondo greco è centro della vita culturale, mezzo ideale per raggiungere una completa armonia di corpo e anima. Era quindi una forma alta di arte, con opere specificatamente dedicate alla guerra, alla religione e alla festa; il teatro ne era il palco privilegiato.

Il grande filosofo Platone ne parla nelle Leggi e nella Repubblica e ritiene che abbia origine dal desiderio spontaneo del corpo dei giovani di muoversi; istinto tipico degli animali, ma solo nell’uomo assume una forma ordinata e consapevole, grazie al ritmo e all’armonia.

Nelle opere figurative di Creta appaiono danze in circolo intorno al suonatore di lira, ma la danza corale, l‘Emmeleia, devota e solenne, riservata alle sole donne è caratterizzata da movimenti più agitati.

Nella Nascita della tragedia Nietzsche suddivide le danze greche in apollinee e dionisiache; le prime più ritualizzate, severe, a contenuto etico o culturale, le seconde orgiastiche, satiriche, spesso sostenute dall’ebbrezza provocata dalle piante allucinogene o dal vino.

Nel culto di Dioniso, secondo Sachs (Storia della danza):“L’estasi sacra s’impossessa delle donne greche a tal punto che, chiamate dagli spiriti, lasciano la loro dimora e, in preda a un furioso delirio, scalano montagne selvagge, errando per giorni e notti”.

Sono le Menadi invasate, raffigurate nelle pitture vascolari e nei rilievi dell’antica Grecia che mostrano l’estasi di queste donne.

A Roma, invece, la danza ebbe poca fortuna , proprio per la scarsa predisposizione all’estasi contrapposta alla razionalità su cui si basa la società romana.

Nemo fere saltat sobrius (l’uomo sobrio non danza): questo detto di Cicerone testimonia il disprezzo verso la danza.

Plutarco, invece, sottolinea la grazia con cui danzano i sacerdoti di Marte, i Salii, che battono con i piedi il suolo “come i trebbiatori” in tempi di tre colpi ciascuno. E Luciano definisce il tripudiumla “più maestosa delle danze”.

La danza, per lo più, è intesa come movimento per accompagnare i gesti di attori o mimi durante uno spettacolo, chiamato pantomima.

Nel mondo antico quindi viene vissuta in modo diverso a seconda delle realtà in cui si sviluppa; resta però un’arte con un alto significato di aggregazione sociale.