Delitto irrisolto: ovidio

Tutti noi abbiamo sentito parlare dell’alta poesia di Ovidio e dell’importanza delle sue parole. Non tutti ricordiamo che l’eccelso poeta latino è il protagonista di uno dei primi delitti irrisolti della Storia. Anzi, a dire il vero non sappiamo neanche se sia stato realmente colpevole o meno e non conosciamo nemmeno il reato che avrebbe commesso.

Andiamo con ordine. Ovidio è un personaggio che precorso i tempi con quasi 1800 anni d’anticipo rispetto agli altri; non male. La sua cultura è il risultato di lunghi viaggi di formazione nelle città simbolo della cultura, una sorta di Gran Tour. Nacque a Sulmona il 20 marzo 43 a.C. e a soli 12 anni lo troviamo già a Roma per completare i suoi studi, che verranno ulteriormente perfezionati viaggiando ad Atene, in Egitto e in Sicilia (dove rimarrà per un anno). Tradotto con termini attuali è come se avesse completato un percorso di studi con tanto di master e dottorato.

Un uomo dalla cultura così completa e complessa (non è un banale gioco di parole) non poteva sfuggire all’attento occhio di Mecenate; uno dei più influenti consiglieri e alleati dell’imperatore Augusto, nato ad Arezzo dove ancora oggi è possibile visitare la villa insieme ad un interessante museo nella zona archeologica della città etrusca.

Grazie al ricco Mecenate, la sua figura di protettore di artisti e studiosi ha lasciato così tanto il segno che oggi chiamiamo con il suo nome chi è impegnato nella stessa missione, Ovidio entra in contatto e conosce le più importanti personalità artistiche del suo tempo come Orazio, Properzio e per un breve periodo anche il mitico Virgilio. Questo momento della vita di Ovidio è molto felice e aspetto ancor più importante non si sente ingabbiato dalla politica, che anche in quest’epoca tentava in tutti i modi di piegare l’Arte a proprio interesse. Sarà proprio in questo momento estremamente positivo che la sua carriera prenderà il volo, portandolo a diventare uno dei poeti più importanti dell’Impero.

Forse ai più, oggi, può sembrare strano o esagerato ma Ovidio è stato un rivoluzionario. Di tutti i poeti elegiaci (l’elegia è un canto di lamento, non proprio una cosa piacevole) egli è il più giovane e come tutti i ragazzi teneva a bada a fatica la sua forza creatrice prorompente.

Pax augustea

Viene dato questo nome a quel periodo della Storia dell’Impero Romano in cui abbiamo avuto un vero e proprio rilassamento morale della società. In quest’epoca, e forse proprio a grazie a questo rilassamento dei costumi, le influenze ellenistiche hanno iniziato a circolare facilmente nella società romana.

È in quest’epoca così particolare dell’Impero Romano che Ovidio si impone sulla scena culturale. Egli rifiuta completamente la cosiddetta mors maior, in parole moderne potremmo renderla come tradizione degli avi. In poche parole, Ovidio fa esattamente ciò che tutti i grandi artisti hanno sempre fatto e sempre faranno: rompere con la tradizione.

La poesia di Ovidio si è aperta alle mode dell’epoca e ad un aspetto che fino ad allora era completamente ignorato: il gusto volubile del pubblico. Immaginate che “scandalo” in un’epoca in cui si parlava ancora di valore morale dell’Arte (valore che l’Arte non dovrebbe mai e poi mai avere in sé).

In amore è stato un po’ indeciso. Si è sposato ben 3 volte; i primi due matrimoni sono finiti in brevissimo tempo culminando con due bei divorzi. Delle due prime mogli conosciamo qualcosa di una certa Ovidia che oltre a dividere con lui il nome era anche una collega, essendo scrittrice. L’ultimo matrimonio invece durò a lungo e si celebrò con una certa Fabia che era vedova e con una figlia al seguito. La fedeltà di Ovidio per la donna fu encomiabile e in più opere ne parla e tesse le sue lodi.

Ma arriviamo al momento cruciale: l’8 dopo Cristo. È in questa data funesta che Ovidio cade in disgrazia. L’imperatore Augusto lo relega a Tomis (oggi si chiama Costanza e si trova sul Mar Nero) allontanandolo per sempre dai fasti della corte. Quello che nessuno sa è perché. Abbiamo un indizio da parte di Ovidio stesso ma non ci dice molto a dire il vero: carmen et error. Il motivo ha a che vedere con un carme e un errore… lanciamo nell’investigazione.

Ipotesi 1

Ovidio ha intrattenuto una relazione illecita con Giulia Maggiore. Costei era figlia di Augusto e moglie del futuro imperatore Tiberio. A sostegno di questa ipotesi ci sarebbe il fatto che la Corinna negli Amores sarebbe proprio Giulia Maggiore.

Conseguenza: non si intrattiene una relazione con la figlia dell’Imperatore già promessa ad un altro, quindi esilio.

Ipotesi 2

Ovidio intralcia la successione al trono imperiale. Tiberio è stato il successore di Augusto, secondo questa seconda ipotesi ad Ovidio non piaceva tanto questo nuovo imperatore e fece di tutto per intaccarne l’immagine pubblica.

Conseguenza: non si interferisce nella carriera del figlio dell’imperatore, quindi esilio.

Ipotesi 3

Questa ipotesi è un po’ più a luci rosse, attenzione. L’ipotesi sarebbe che il nostro Ovidio sia stato un complice di Decimo Giunio Silano, entrambi sarebbero stati gli amanti di Giulia Minore. La ragazza era la figlia di Giulia Maggiore, quindi nipote di Augusto e moglie di Lucio Emilio Paolo.

Conseguenza: non si intrattiene una relazione affollata con la nipote sposata dell’imperatore, quindi esilio.

Ipotesi 4

La quarta ipotesi sul campo propone un quadretto abbastanza comico: Ovidio sarebbe stato un guardone informato sui fatti. Sarebbe stato a conoscenza di alcuni rapporti illeciti di Augusto e anche delle abitudini libertine di Livia Drusilla (moglie di Augusto e mamma di TIberio). Una famiglia alquanto “aperta” a quanto pare.

Conseguenza: non si fa la spia e soprattutto non si deve sapere nulla della vita privata della coppia imperiale, quindi esilio.

Ipotesi 5

Qui entriamo nel campo della congiura. Ovidio avrebbe partecipato alla congiura di Agrippa Postumo contro Tiberio.

Conseguenza: non si congiura contro l’imperatore, quindi esilio.

Ipotesi 6

L’ultima ipotesi è la pià affascinante. Il reato senza perdono di Ovidio potrebbe riguardare il nome segreto di Roma, che sarebbe stato Maia (una delle Pleiadi, madre di Mercurio). Per questo reato si incorreva nella pena capitale ma essendo il preferito di Augusto la pena è stata commutata in un più leggero esilio. Tiberio, seguendo le orme paterne, confermerà la commutazione di pena quando salì al trono. Questa rivelazione sarebbe avvenuta in una delle sue poesie (carme).

Merope abbandona le Pleiadi
Adolphe Bouguereau (1884)

I nomi delle città romane

Tutte le città romane aveva tre nomi; il primo era quello sacrale, il secondo quello pubblico e il terzo era quello segreto (che non poteva essere rivelato per nessuna ragione al mondo).

I tre nomi di Roma:
pubblico: Roma (ovviamente)
sacrale: Flora
segreto: meglio non rivelarlo a quanto pare

Ipotesi negazionista

Ebbene sì, anche in questo ambito ci sono i negazionisti. Secondo Fitton Brown la relegatio di Ovidio è un falso storico. L’unica fonte sarebbero le parole dello stesso Ovidio e non ci sarebbero altri documenti che riporterebbero questo fatto storico.

Quello che è certo è che il povero Ovidio morirà in esilio tra il 17 e il 18 dopo Cristo.