Comunicare nello spazio

Abbiamo avuto modo di vedere che la scienza della comunicazione è molto più articolato e complesso di quello che si potrebbe credere ad una prima considerazione superficiale.

Tra le diverse discipline interessate in questo ambito troviamo la prossemica. Non è una disciplina facile da descrivere dal momento che ha un raggio d’azione molto ampio. Prima di tutto dobbiamo considerare il fatto che si tratta di una disciplina semiologia, ovvero che studia i segni.

Una breve parentesi è d’obbligo a questo punto. Cosa sono i segni? Molto semplicemente possono essere considerati oggetti o azioni che rimandano a qualcos’altro un esempio molto pratico: una luce rossa smette di essere una manifestazione luminosa di un determinato colore ma può diventare il segno di stop se la troviamo in un semaforo o di pericoli se è abbinata ad una sirena.

La prossemica studia il significato del segno in ambiti ben specifici: i gesti, i comportamenti, lo spazio e le distanze che si vengono a creare durante un possibile evento comunicativo. Arrivati a questo punto della nostra ricerca, sappiamo già che la comunicazione può essere sia verbale sia non verbale.

Uno dei padri della prossemica è indubbiamente Edward T. Hall che nel 1963 ha coniato questo nome prendendo in prestito dal latino la parola proximitas (che significa prossimità) mentre dall’inglese ha preso il suffisso emics che esprime il concetto di tutto ciò che è legato a qualcosa e che coinvolge un’analisi di fenomeni culturali. Proxemics (la parola inglese per prossemica) studia le relazioni di prossimità (o vicinanza) nella comunicazione.

L’antropologo statunitense Edward T. Hall ha individuato quattro zone ben specifiche che vengono solitamente occupate in modo diverso a secondo di condizioni ben specifiche che si hanno quando comunichiamo. Gli studi di Hall hanno permesso anche di misurare queste zone.

Vediamo nel concreto quali sono e cosa rappresentano:

  • la zona intima
    le persone che interagiscono in queste zona si trovano ad una distanza tra i 0 e i 45 cm.
  • la zona personale
    interessa coloro che hanno un’interazione amichevole e si possono considerare, scusando la ripetizione, amici; la distanza che si crea in questo caso varia tra i 45 e 120 cm.
  • la zona sociale
    questa terza zona è quella tipica durante la comunicazione tra conoscenti e che possiamo trovare in una situazione simile a quella della scuola in cui si viene a creare una conversazione tra insegnante e studente; la zona può avere una misura che varia da 1 metro sino a 5 metri.
  • la zona pubblica
    in questo caso abbiamo a che fare con relazioni pubbliche dove qualsiasi aspetto personale è quasi annullato, è la zona delle comunicazioni di circostanza e rappresentanza; questa zona ha una misura che non è inferiore ai 3 metri e può superare i 5.

Edward Hall ha presentato la sua teoria nel libro La dimensione nascosta del 1966, che in Italia è uscito con un’interessante prefazione di Umberto Eco. Oggi è un libro introvabile, presente solo su internet con prezzi decisamente importanti.

Nel libro si chiarisce molto bene che la prossemica non è da considerarsi solo una scienza ma è essa stessa un linguaggio, e come tale è soggetta a variazioni in base ai luoghi e alle rispettive culture. Queste ultime, infatti, hanno una forte influenza sull’essere umano (ovviamente) e sulla sua percezione della zona di conforto.

Geograficamente, Hall ha notato che i popoli del Nord America e dell’Europa settentrionale sono soliti aumentare le distanze rispetto alle culture mediterranee e meridionali. Lo stesso lo possiamo notare facilmente anche tra le persone del Nord e Sud Italia. Chi è del Nord (in generale, non solo quello italiano) non tollerano facilmente una minor distanza e il contatto fisico tra conoscenti come avviene più facilmente, invece, nelle aree del Sud. Anche il trovarsi in zona di campagna piuttosto che montana influisce sulla distanza tra interlocutori; in queste zone si tende a tenere distanze maggiori rispetto a quanto avviene in città; questa differenza non si deve alla geografia ma alle condizioni, in città se si rimane troppo distanti si corre il rischio di non potersi sentire e di essere divisi dal passare frenetico delle persone. Hall riporta anche l’esempio delle discoteche, dove le distanze si devono accorciare in modo molto evidente se si vuol riuscire a comunicare.

Anche la luce ha una certa influenza sulla variazione delle distanze. Lo studioso americano, nel suo libro, ci spiega come al buio si è soliti ridurre le distanze mentre con la luce piena queste aumentano sensibilmente.

Un luogo molto interessante per studiare le reazioni e i comportamenti umani è l’ascensore. Edward Hall ha studiato il caso e nel suo libro descrive gli atteggiamenti diversi in questo luogo ristretto tra europei e americani. I primi tendono, spazio permettendo, a mettersi in cerchio con la schiena appoggiata alle pareti mentre gli americani sono soliti mettersi in fila con la faccia rivolta alla porta. Lo studio si è rivolto anche ad un luogo ben più ampio: l’India. La società di questa nazione si basa sulle diverse caste sociali; i paria, coloro che si trovano al livello più basso della società, nel caso incontrino un rappresentante della casta più alta (un bramino) devono tenersi ad una distanza di almeno 39 metri.

La prossemica ha individuato anche comportamenti diversi tra donne e uomini. Tendenzialmente, una donna occupa lo spazio di fronte all’altra persona, mentre gli uomini si posizionano più di lato.

Interessante è la reazione che si registra quando qualcuno vìola lo spazio che in base alla zona geografia o culturale viene considerato “adatto”: senza distinzione di cultura e genere chiunque tende ad allontanarsi, dirige il proprio corpo da un’altra parte o tende a mettere una barriera (come se fosse una protezione), sia essa una semplice borsa, un giornale o le braccia conserte.