Una notte da incubo

Le fastidiose luci colorate intermittenti impediscono a Clara di riconoscere i volti. È stanca e irritata dalla musica assordante e dalle lenti a contatto che mette solo quando va a ballare. Viene spintonata da un gruppo di ragazzi, chi ride, chi sorseggia una birra, chi si piega mettendo una mano alla bocca ma la toglie subito e vomita sul pavimento. Schifata distoglie lo sguardo.

Dov’è finita sua cugina Gabriella? Finalmente la trova seduta su uno dei pouf bianchi che contornano il locale; sta civettando con un ragazzo.

«Gabri, è da un’ora che ti cerco. Sono le tre e i nostri amici se ne sono già andati.»

«È arrivata la guastafeste.» Gabriella si alza, sbuffa, posa il bicchiere vuoto per terra, si raddrizza abbassandosi il tubino di pailettes argentate e insieme raggiungono il guardaroba.

«E adesso chissà quanto dobbiamo aspettare, guarda che coda.»

«Oh, lagna, hai finito?»

Prendono i giacchini in jeans ed escono dalla discoteca “La Baraonda”.

«Non c’è in giro anima viva. Adesso, come torniamo a casa?» piagnucola Clara.

«Zitta, lasciami pensare!»

«Se mia madre si accorge che sono scappata dalla finestra son cavoli amari…»

«Adesso non cominciare la solita solfa “mi fai fare tutto quello che vuoi.”»

«Perché, non è forse vero?»

«Pensa che se si accorge mio padre sono sberle sonore.» come colpita da una folgorazione, urla: «Facciamo l’autostop!»  Gabriella alza il pollice in direzione dei veicoli che sfrecciano davanti a loro.

Clara rimane dietro alla cugina di qualche passo, restia se assecondarla.

«Guarda Gabri, il pub in fondo alla via è ancora aperto, l’insegna è accesa.»

«Ho visto, e davanti all’uscita c’è un’auto ferma da un bel po’ con i fari accesi. Guarda, sta salendo un ragazzo che barcolla.»

L’auto tarda ad avviarsi. Il ragazzo farfuglia: «Non parti?»

«Hai fatto il pieno di birra eh? Stavo guardando quelle due sgallettate, sono quasi in mezzo alla strada, hai visto che minigonne?»

«E allora?»

«Potremmo divertirci un po’.»

I due si scambiano un’occhiata d’intesa.

La macchina si avvia piano e si ferma davanti alle ragazzine.

Il bel ragazzo ha un sorriso accattivante e un ciuffo biondo ossigenato, abbassa il finestrino dalla parte del passeggero: «Volete un passaggio?»

«Sì grazie. Ci portate in via S. Lorenzo? Non è molto distante.»

Ricevuto l’assenso, Gabriella gioisce, apre la portiera posteriore e spinge all’interno la recalcitrante cugina.

Gabriella si rivela subito la ragazza aperta e disinvolta qual è, a differenza di Clara che se ne sta rincantucciata in silenzio. Pure l’autista non pare molto loquace.

«Io frequento l’Alberghiera a Stresa e tu che fai?» dice Ciuffo Biondo voltandosi verso Gabri.

«Secondo me più che far da mangiare questo beve.» sussurra Clara all’orecchio della cugina sventolando la mano davanti al viso.

«Io frequento l’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano.» cinguetta Gabriella con vanto.

Clara, con la mano davanti alla bocca le fa eco: «Ma quante balle dici??»

I tre si mettono a cantare a squarciagola “Vite spericolate”. Clara non si unisce al coro, ma sempre sulle difensive, picchia nel fianco alla cugina e le sussurra:

«Guarda che questi due non ci stanno accompagnando a casa.» ma lei non sembra preoccuparsene presa com’è a sfoggiare le sue doti canore.

Di colpo l’atmosfera cambia, la goliardica allegria si smorza, i due abbassano la voce e parlottano fra loro. La macchina rallenta e si ferma sul ciglio della strada senza illuminazione.

«Allora, ragazzine, vogliamo finire la serata in bellezza?» esordisce l’autista.

Gabriella sta al gioco e continua a dire scemenze, ma Clara comincia a tremare.

«Che ne dite se ci inoltriamo in quel bosco? Potremmo divertirci un po’, siete d’accordo?»

«Non siamo per niente d’accordo, portateci subito a casa!» esclama Gabriella finalmente spaventata.

I due non la prendono in considerazione, anzi, il tizio che ha fatto la proposta prosegue:

«Adesso vi spogliate.» l’autista fa un ghigno e si rivolge a Ciuffo Biondo «Che ne dici se poi le sgozziamo e le gettiamo nel fiume?»

In preda al panico le due ragazze provano ad aprire le portiere ma scoprono con orrore che sono bloccate. Iniziano a piangere piano per poi urlare: «Aiuto, aiuto!», ma nessuno può sentirle.

Picchiano sul vetro, urlano, minacciano, implorano fino allo sfinimento.

Dopo un momento in silenzio Ciuffo Biondo si rivolge al autista: «Papà, mi pare che si siano spaventate abbastanza.»

L’uomo riavvia l’auto, arriva in breve alla via indicata dalle ragazze e si ferma proprio sotto casa loro. Si gira all’indietro: «Vi rendete conto del rischio che avete corso? Non guardate i telegiornali? Cosa vi sarebbe potuto succedere se fossimo stati due malintenzionati? Siete sciocche ed imprudenti e domani si sarebbe appreso dai giornali di un ennesimo femminicidio. Spero vi sia servita questa lezione.»

Le due cugine, subita la paternale, scendono dall’auto a testa bassa, formulano un grazie sottovoce, alzano gli occhi verso la luce che si è accesa nella camera dei genitori di Gabriella.

«Buonanotte!» augurano i due allontanandosi.

«Mio padre ha il sonno troppo leggero, gli regalerò dei tappi per le orecchie.» sbotta Gabriella.

«Che avventura! Mamma mia che spavento, per fortuna che ci è andata bene.» le dice Clara.

«Aspetta a dirlo, prepariamoci al resto!»

«Ben venga!»

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