Non possiamo negarlo, con la Fantasia abbia un rapporto molto conflittuale. Ci rivolgiamo a lei nei momenti di maggiore difficoltà e di grande noia (che non è molto diversa dalle difficoltà, a dire il vero) e allo stesso tempo ci sforziamo di contenerla e di prenderne le distanze quando ci sentiamo seri e troppo adulti. Non averla ci fa sentire impoveriti e averne troppa corre il rischio di farci considerare persone non troppo serie e inaffidabili.

Citando una pubblicità, cosa che in sé non denota grande fantasia, mi sento di esclamare con una certa sicurezza:

Che mondo sarebbe senza Fantasia!

In suo onore Walt Disney nel 1940 ha smosso un esercito di compositori, musicisti, uomini dello spettacolo, disegnatori e animatori grafici per creare un lungometraggio che ha segnato un’epoca. Fantasia doveva essere un appuntamento annuale con il pubblico ma questo ambizioso progetto è rimasto un sogno irrealizzato. Oltre mezzo secolo dopo, per inaugurare l’inizio del nuovo millennio, la Walt Disney (divenuta ormai l’azienda mondiale dei sogni che tutti noi conosciamo) crea Fantasia 2000, un gran bell’augurio per tutti noi e un segnale forte di speranza.

L’augurio è quello che la Fantasia possa prolificare e accompagnarci anche in questo nuovo millennio che stava per iniziare e che ci ha riservato tanti momenti strani (almeno così è stato nei suoi primi vent’anni). Il messaggio che ci manda è quello di non rassegnarsi mai, i sogni non scadono e prima o poi si possono sempre avverare anche a distanza di decenni.

Il mitico Walt (Disney) non è stato l’unico grande a rendere omaggio alla Fantasia. Molti di noi avranno sicuramente letto La Storia Infinita (1979, pubblicato in Italia nel 1981) di Michael Ende o ne avranno visto la trasposizione cinematografica del 1984. Un manipolo di strani eroi deve salvare il regno di Fantàsia dall’avanzata del Nulla che svuota qualsiasi cosa e la sgretola.

Per ovvie ragioni di spazio (e per non abusare della tua pazienza, caro lettore) tralascio ora di elencare altri lavori cinematografici e di animazione, sinfonie, poesie e opere letterarie dedicati alla fantasia ma è giusto ricordare che ce ne sono moltissimi.

Nonostante tutto, però, il nostro rapporto con la Fantasia è decisamente molto complicato. Solitamente tendiamo ad incoraggiarne l’uso e lo sviluppo nei bambini, raccontando loro favole, storie in cui la magia è normalità e avventure in luoghi fantastici. Se questo sforzo dovesse portare dei frutti e il bambino iniziasse a giocare con la fantasia, ci sentiamo appagati e compiaciuti. Purché non si esageri, ovviamente. La Fantasia va bene fino ad una certa età e in dosi non eccessive, superate le quali si inizia a considerarla dannosa e mette a rischio l’equilibrio di un essere vivente, che potrebbe sviluppare percezioni non corrispondenti alla realtà. Ora rimane da chiederci, perché. Perché incentiviamo la fantasia e poi la distruggiamo con assurde verità? Perché ammiriamo artisti e registi che riesco a creare mondi che non esistono per il nostro intrattenimento e critichiamo chi si diverte a far rivivere questi universi fantastici nel suo quotidiano?

Perché abbiamo così paura della fantasia? Finché è controllata e misurata la tolleriamo, oltre certi limiti però ci spaventa e la soffochiamo. Mi prendo la libertà di un’ultima domanda;

perché la fantasia non ha un dio?

Giulio Romano – La Battaglia sull’Olimpo (1532-1535)
Palazzo Te – Mantova

Nel breve periodo della Storia dell’Umanità (effettivamente 300 milioni di anni non sono poi così tanti in confronto ai 14,5 miliardi di anni dell’Universo) gli esseri umani hanno creato una divinità per qualsiasi necessità, pronta a spiegare qualsiasi evento e situazione.

Statuetta del dio Anubi
Epoca Tolemaica (332–30 a.C.)

Prendiamo in considerazione l’affascinante mondo dell’Antica Grecia, dove le persone avevano la fortuna di sapere quasi sempre a chi rivolgersi o chi incolpare.

Nel caso ci si fosse svegliati di cattivo umore e con una spiccata tendenza all’aggressività, si poteva dare tranquillamente la colpa ad Ares, il poco mite dio della guerra. Trovandosi a dover gestire delle passioni abbastanza forti che ci avrebbero portato a comportamenti eccessivamente languidi, nel caso di rimostranze da parte di qualcuno si poteva invocare l’incapacità di intendere e volere dal momento che si era sotto l’influsso dell’avvenente Afrodite. Colto con le mani nel sacco? Nessun problema, l’atteggiamento da imbroglione era imputabile alla manipolazione in atto da parte di Ermes. Mare in burrasca? Di sicuro qualcuno aveva fatto un torto a Poseidone, la cui ira non tardava molto ad arrivare sotto forma di alte onde.

Questo andazzo è continuato anche nell’Antica Roma, la cui cultura ha un enorme debito nei confronti dei greci, basti pensare che il suo pantheon altro non è che una traduzione latinizzata di quello greco. Uscendo dalle terme ci si trovava sotto una bella pioggia torrenziale? All’epoca non si inveiva contro la forte tendenza cleptomane endemica dei governi ma ci si rivolgeva più o meno amabilmente a Giove pluvio.

Per la fantasia, a chi ci si poteva rivolgere? Ha dell’incredibile ma nessuno ha mai pensato di cercare un dio della fantasia. La stessa sorte è toccata anche alla sua prima cugina: l’immaginazione.

Avremo modo di approfondire questo tema, mi permetto solo di anticipare che neanche il dio del sonno, il tanto benvoluto Morfeo aveva potere sull’immaginazione, infatti quando era nel pieno delle sue funzioni era attorniato da una miriade di folletti che avevano il potere di manipolare l’immaginazione.

Senza alcun dubbio la Fantasia ci aiuta a vivere meglio e arricchisce le nostre esistenze. Andrebbe chiarito e ricerco il motivo per cui oltre a contrastarla a volte non abbiamo mai sentito la necessità di darle un’importanza divina. Il viaggio verso la Fantasia (o Fantàsia, tanto per citare il libro di Ende) è appena iniziato e ci riserverà molte piacevoli tappe.