Password

Come ve la cavate voi con le password? Io lo ammetto: non troppo bene. Ho passato ore nell’intento di ritrovarne alcune, brillantemente studiate, che poi non riuscivo più a recuperare.

Noi tutti sappiamo quanto sia importante creare password sicure. Più passa il tempo, più aumentano i siti dove ci registriamo, più sono le password che immettiamo nella nostra rete e maggiore è la difficoltà a ricordarle tutte.

Ci vengono in aiuto applicazioni come Keeper, offrono servizi a pagamento (gli abbonamenti partono da circa tre euro/mese), criptano le password che usiamo e mettono al sicuro i nostri dati, soprattutto i più importanti, come le credenziali per entrare nel sito della banca, ma anche le cose personali che possiamo scrivere su di un semplice Blocco Note, quello che dobbiamo fare in questo caso è ricordarci una sola password.

Nel caso che non voleste abbonarvi a tali servizi, cercherò di analizzare come creare una password sicura non troppo difficile da memorizzare.

Partiamo dalle abitudini sbagliate da evitare: 

  1. Non usare la stessa password per più account.
    Nel caso un pirata informatico la scoprisse, sarebbero in pericolo anche tutte le altre registrazioni fatte con la stessa password. 
  2. Non mandare le password per email o per messaggio.
  3. Non usare dati personali come: nome, data di nascita, nome del cane ecc. So che sono facili da ricordare, ma allo stesso modo, per un malintenzionato, sono altrettanto facili da scoprire.
  4. Non digitare tasti consecutivi tipo: 12345 o qwerty.
  5. Le password dovrebbero usare lettere maiuscole, minuscole, numeri, e caratteri speciali tipo: ° * $ & ecc.
  6. Non usare la stessa sequenza di lettere, caratteri o numeri come ad esempio: *** GGG ecc.

La prossima settimana vedremo come creare una buona password.

Bookmark – Seconda parte

Oggi vi spiegherò altre possibilità che noi abbiamo per usare il bookmarkSegnalibro

Siamo su Facebook, troviamo un post interessante, in quel momento non abbiamo tempo di leggerlo, o di guardarlo, se è un video, e poi riuscire a recuperarlo tra i vari post che si aggiungono può essere difficile.

La tecnologia come al solito, ci viene in aiuto, possiamo usare un bookmark aprendo il menù segnalato dai tre puntini o dalle tre righe in altro a destra di ciascun post su Facebook, per recuperarlo basterà andare nel menù in alto a destra, cercate sempre tre puntini o tre lineette che sono il segno di un menù, e da lì andate in “elementi salvati.”

Su Instagram il bookmark si trova in basso, a destra delle foto. 

In Pinterest su Android si può selezionare una foto e cliccare su Salva, oppure, per alcuni dispositivi basta tenere un dito su una foto, compare un menù con varie possibilità e da lì cliccare su di un “Pin” in quel modo avrete selezionato la foto, basterà metterla in una delle bacheche che avrete già salvato, oppure potete crearne una nuova. Se aprite la stessa applicazione (Pinterest) nel Browser, basterà cliccare su “salva”. Per recuperare e riguardare la foto che abbiamo salvato andremo sulla nostra foto piccola in basso a destra, si aprirà una schermata con il solito menù. In alto a destra, dall’ultima schermata, possiamo trovare i nostri elementi salvati.

Sull’app Raiplay per Android, per “bookmarkare” un programma che volete rivedere in un altro momento, basterà cliccare su quel programma e una volta selezionato schiacciare il segno più, dopodiché si potrà recuperare andando nel menù in basso a destra.

Insomma, ogni applicazione ha il suo modo di farvi trovare facilmente le cose che preferite, sta a voi trovare e segnare quelle più interessanti.

Alla prossima!

Bookmark – Parte 1

Il Bookmark come dice la parola stessa è un segnalibro. 

In Internet è un collegamento rapido che può richiamare un preciso sito web, senza dover ogni volta digitare l’intero indirizzo.

Tutto chiaro? No?

Facciamo un esempio: andiamo ad aprire un Browser che può essere Chrome o Firefox, digitate un sito che frequentate abitualmente, può essere la pagina della posta, il vostro sito preferito di news o un social come Facebook o Instagram.

Per comodità, invece di comporre ogni volta gli stessi indirizzi, possiamo creare un Bookmark, scegliendo il sito che volete segnare, cliccando sulla stellina che di solito si trova a destra della stringa che usiamo per digitare gli indirizzi che vogliamo raggiungere.

Per gestirli basterà cliccare sulla libreria che è quell’icona con i libri impilati verticalmente a destra della stella.

Nel caso di Safari, il bookmark si attiverà cliccando su: + che comparirà portando la freccia del nostro mouse sulla stringa sopracitata.

Dopodiché per gestirli basterà accedere alla barra laterale o dal quadrato con la freccia in su che si trova a destra della stringa di digitazione.

Oppure cliccando sulla barra di gestione laterale, alla voce: segnalibri, come nella foto sotto.

Il Bookmark, con l’icona a forma di stellina, la potete trovare in molte delle applicazioni che usate, come nei messaggi di posta elettronica, nei post di Facebook e in tutte quelle applicazioni per cui un bookmark può venire utile.

Ad esempio, se volete ritrovare facilmente un messaggio su Whatsapp, tenete il dito sopra a quel messaggio particolare che si evidenzierà, aprendo un menù con diverse opzioni, tra cui la stellina, toccandola creeremo un Bookmark di quel messaggio che si potrà ritrovare in uno dei menù in alto a destra alla voce “Messaggi importanti”.

Alla prossima e buona personalizzazione dei segnalibri! 

Avatar (seconda parte)

Se la volta scorsa abbiamo capito cos’è un Avatar, questa settimana vedremo come crearlo.

Ci sono varie applicazioni che possono aiutarci, come ad esempio: Bitmoji

Da qualche settimana, sta avendo grande successo su Facebook la possibilità di realizzare un avatar con un alto grado di personalizzazione. Qualcuno ricorderà Bitstrips, che era un’altra applicazione che anni fa aveva riempito le bacheche di Facebook. Bitstrips permetteva di creare un Avatar per dare vita a delle simpatiche vignette e consentiva agli utenti di creare i propri fumetti usando avatar animati e personalizzati. 

La società è stata acquisita da Snapchat nell’estate del 2016 e il servizio originale di Bitstrips è stato chiuso non molto tempo dopo, al suo posto ora c’è Bitmoji.

Vi state chiedendo la ragione di tali movimenti, e delle eventuali evoluzioni? 

Pensate alla possibilità di monetizzare gli accessori dell’Avatar tramite l’uso di brand famosi. Quanto potrebbe pagare una nota marca di bibite analcoliche o di abbigliamento sportivo, per mettere un “adesivo” (sticker: la versione evoluta di una faccina), con un Avatar che brinda con la famosa bibita o che indossa delle scarpe da ginnastica con tre strisce?

Ma sto divagando, torniamo a noi.

Gli Avatar proposti in questi giorni da Facebook, sono personaggi virtuali che si possono creare e condividere in un post, usare come “adesivi” all’interno di un commento, o inviare alle altre app dell’universo Facebook come Instagram e Whatsapp. 

L’applicazione ha un’ampia scelta che va dal colore della pelle, all’acconciatura, al trucco, alla barba ecc.

Come si fa a creare il proprio Avatar su Facebook? 

Basta aprire l’app di FB dal vostro cellulare o tablet. La funzionalità è attiva solo su sistemi Android e Ios, parliamo quindi di dispositivi mobili. 

Nell’applicazione di Facebook, cliccando in alto a destra dove ci sono le tre linee, comparirà un menù. 

Una delle prime voci sarà: “Avatar”. Cliccando sull’“icona” (il disegno che rappresenta l’applicazione) potremo creare la nostra “immagine virtuale personalizzata”.

Una volta terminato il vostro Avatar, vi verrà chiesto se lo volete come immagine del profilo. Se accettate l’immagine, rimarrà per una settimana, dopodiché tornerà automaticamente la figura precedente.

All’interno dell’applicazione potrete usare anche una gamma di “adesivi” con lo stesso personaggio da voi creato. 

Per trovare gli adesivi basterà cliccare sul disegnino con un quadretto sbieco e sorridente, (dei tre in alto a destra è quello in mezzo) tenendo un dito sullo sticker scelto potrete condividerlo su Whatsapp o su una qualsiasi altra applicazione compatibile.

Non mi resta che augurarvi buona personalizzazione! 

Quattro passi nei boschi della tecnologia: le videoconferenze

Come districarsi nei rovi spinosi dei termini ostici e uscirne vincenti

Zoom è una parola che fino a poco tempo fa veniva associata agli obiettivi delle macchine fotografiche. Qualche settimana fa, mentre mi confrontavo con un’amica sulle possibilità di vedersi via internet lei mi dice:

– Ma hai provato Zoom?
– Cosa?
– Quel programma di videoconferenza che si usa adesso, leggero, pratico, e in condizioni di connessione non ottimali funziona meglio di Skype.

Perfetto! Proprio quello che cercavo, con la tecnologia ogni giorno se ne scopre una nuova.

Ho provato l’applicazione e in effetti l’ho trovata pratica e facile da usare.

Cos’è Zoom? 

Zoom Cloud Meeting. Di cosa si tratta? È una piattaforma ideata e sviluppata per videoconferenze di qualunque tipologia. Possiamo dire che ci permette di creare dei salottini virtuali dove incontrare gli amici, tenere lezioni o conferenze. 

Come funziona?

Si può scaricare sul computer, tablet o sul cellulare, ma si può usare anche dal famoso “Browser” (vi ricordate la settimana scorsa?). Si possono collegare fino a 100 persone in contemporanea. 

Possiamo fare delle lezioni on line, invitando gli allievi che fino a poco tempo fa incontravamo in aula, fare videoconferenze, ma anche incontrarci per caffè virtuali, e feste di compleanno tra persone care che per diverse ragioni si trovano lontane: un figlio che lavora all’estero, i nonni che sono lontani, o qualsiasi situazione che richieda un contatto ma che impedisca l’incontro fisico.

Diciamo per semplicità che una persona apre una stanza o salotto, cioè, fa partire il meeting.

Questa stanza ha un nome che è una stringa di lettere e numeri. “Gli invitati” ricevono questa stringa/nome della stanza che viene chiamato LINK (collegamento).

Il modo più comodo per mandare il link è tramite un messaggio Whatsapp o tramite email, o una qualsiasi altra applicazione di messaggistica tipo Telegram o il veterano SMS.

Schiacciando sul link veniamo “trasportati tecnologicamente” in questa stanza, (sembra un racconto di fantascienza). L’applicazione ci chiede se vogliamo unirci al meeting, schiacciando il tasto con scritto JOIN MEETING facciamo una richiesta per entrare in quella stanza.

Chi ha creato il meeting vedrà un messaggio di richiesta della persona che vuole partecipare e ammetterà questo partecipante alla videochiamata.

Un limite della versione gratuita (Basic plan) è che, nonostante si possa fare un numero illimitato di riunioni, quelle di gruppo con più di tre partecipanti hanno un limite massimo di 40 minuti. Ma scaduto il tempo si può aprire subito un’altra “Stanza” (Room Zoom) e così si può andare avanti con il meeting.

Un limite, quello dei 40 minuti, che un suo concorrente, Cisco Webex Meeting, un’altra piattaforma di videoconferenza funzionante in modo simile, in questi giorni ha tolto, permettendo di poter fare videochiamate con più di due persone senza il limite dei 40 minuti, anche a chi si registra con un piano gratuito.

Si è parlato anche di problemi di sicurezza, qualsiasi applicazione di successo attrae anche potenziali “disturbatori” come succede con i truffatori che si nascondono sotto falso nome su Facebook. 

Per fortuna gli sviluppatori delle applicazioni cercano prima possibile di risolvere eventuali problemi che possono insorgere. Ad esempio, su Zoom, fino a poco tempo fa se qualcuno metteva il link di un meeting su un social, poteva capitare che entrasse qualcuno che non era stato specificatamente invitato, adesso questo non è più possibile, a chi crea il meeting appare il nome della persona che vuole entrare e decide se ammetterlo o meno al meeting.

Sono curiosa di sentire le vostre esperienze al riguardo, aggiungete i commenti così che possiamo condividere curiosità, domande ed esperienze.

Alla prossima e buona tecnologia!

 Quattro passi nei boschi della tecnologia: il browser

Come districarsi nei rovi spinosi dei termini ostici e uscirne vincenti

A chi mi avesse detto all’inizio dell’anno che presto ci sarebbe stata una pandemia e che le nostre vite sarebbero cambiate per sempre a causa di un nuovo banale virus influenzale, gli avrei risposto che non ci avrei creduto. E invece…

Oltre alle cose negative che questo coronavirus ci ha portato, ci sono anche cose positive. La tecnologia, che fino a poco tempo prima potevamo guardare con disprezzo a causa di un linguaggio spesso ostico, adesso ci può venire incontro.

Inizio una rubrica settimanale che dovrebbe servire a chiarire molti dei termini di cui non conosciamo il significato, ma che usiamo quotidianamente. Aiutandoci a superare le barriere che spesso ci scoraggiano dall’usare i mezzi tecnologici.

Pensiamo a come questi mezzi possono farci raggiungere i nostri obiettivi o i nostri desideri. È vero che non possiamo uscire, ma possiamo aprire Google Earth, farci un giro virtuale per le montagne della Cina, “passeggiare” per le strade del Giappone o addirittura dell’Antartide o fare quattro passi in 3D per il Louvre. Imparare a usare la tecnologia e capire il significato dei termini tecnici è comunque molto più semplice che imparare una lingua, vista la minore quantità di cose da memorizzare.

Più passa il tempo e più veniamo a contatto con nuovi sistemi operativi, sono nuovi modi che ci permettono di interagire con i dispositivi che abbiamo a disposizione, siano questi personal computer, tablet o cellulari.

Ogni nuovo sistema con cui abbiamo a che fare ci costringe a dover entrare in un modo diverso di pensare. Sempre paragonando la tecnologia a una lingua, si potrebbe dire che ogni sistema operativo ha una sua grammatica, e che in fondo le grammatiche tra di loro non si discostano troppo, sono più simili che diverse.

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Partiamo da una delle parole e delle applicazioni più usate in uno qualsiasi dei dispositivi che ho nominato sopra e che spesso ignoriamo di stare usando.

Il Browser, ogni volta che nomino questa parola al mio corso di informatica per Smartphone la maggior parte dei presenti mi guarda come se avessi parlato ostrogoto, appunto.

Se invece dico di aprire Chrome, Safari, Explorer, Opera o Firefox arrivano sospiri sollevati, qualcuno si spinge a dire: – Ma allora me lo poteva dire prima!

La consapevolezza è una delle porte della conoscenza e la conoscenza può farvi oltrepassare ostacoli ritenuti fino a poco prima insormontabili.

Del resto anche io fino a poco tempo prima pensavo che la tecnologia avesse a che fare con gli ostrogoti.

Ma cos’è un Browser?

Si può dire semplicemente che un Browser è un programma che ci permette di visitare i siti internet.

Come un’automobile ci permettere di raggiungere la meta, digitando un sito su un motore di ricerca in un Browser possiamo raggiungere le informazioni che stiamo cercando.

Ci sono diverse marche di automobili, (Fiat, Mercedes, Ferrari) così come ci sono diversi nomi di applicazioni Browser (Firefox, Safari, Explorer).

Dalla prossima settimana saliremo sulla nostra auto informatica, cioè apriremo il browser, e andremo a visitare il mondo di internet.

La tecnologia ai tempi del Coronavirus

Sono i momenti di crisi, quelli che ci strappano dalla nostra quotidianità, che ci smuovono verso il cambiamento, verso il ritrovamento di quell’equilibrio che abbiamo perduto con l’arrivo del Coronavirus. In poco tempo le nostre abitudini sono state stravolte.

Il cellulare, il tablet o il computer, fino a poco tempo fa oggetti ostici, possono diventare tra i nostri alleati più efficaci. Possono aprici una finestra verso un mondo che al momento ci è proibito esplorare dal vero. Il mondo virtuale ci tende la mano offrendoci un universo ricco di informazioni e possibilità.

Man in virtual helmet . Mixed mediaE così la Tecnologia può rattoppare e ritrovare quelle situazioni che fino a poco tempo fa facevano parte del nostro quotidiano, cose che davamo per scontate, come andare a prendere i nipoti fuori da scuola, vedersi con gli amici per un aperitivo, andare al corso di lingue la mattina, e alle conferenze di UNITRE al pomeriggio, uscire a cena con la famiglia o con gli amici, diventano una cosa da evitare, pena, la possibilità di mettere a rischio la vita di qualcuno.

E qui la Tecnologia arriva ad aiutarci, come in guerra i rinforzi della cavalleria.

In internet possiamo abbonarci al nostro quotidiano preferito, leggerlo on-line dal nostro computer, dal tablet o dal cellulare. Il ritrovarci alla mattina a bere il caffè con gli amici diventa un incontro in videochat su Whatsapp, e allo stesso modo, i pranzi in famiglia si fanno in videoconferenza, condividendo le cose che davvero contano: la compagnia, i sorrisi, le parole di incoraggiamento, grandi aiuti in questi momenti di incertezza.

Quel cellulare o quel computer che fino a poco tempo prima era stato un nemico da tenere a distanza, adesso diventa un grande alleato.

W1siZiIsInB1YmxpYy8yMDE4LzEvMjUvMTAvMTgvMTkvODkwL0p1c3QtSW1hZ2luZS1WaXJ0dWFsLVJlYWxpdHktaW5saW5lLTEwMjR4NjE0LmpwZyJdXQCome con le persone che finite in ospedale, in isolamento, hanno potuto salutare i propri cari durante la degenza solo tramite un video su Skype o Whatsapp, riuscendo a oltrepassare quelle distanze che per il loro e il nostro bene siamo costretti a mantenere.

Così, anche noi che ci ritroviamo forzatamente chiusi in casa, possiamo trovare nella rete diverse risorse per ovviare a questo isolamento.

Ci sono diverse opportunità di continuare a imparare le lingue con i corsi online o attraverso applicazioni per Android o IPhone come Duolingo. Chi cerca ricette di cucina può curiosare “Giallo Zafferano”. Una valida occasione per tenersi in forma potrebbe essere quella di andare su You Tube e seguire la “Scimmia Yoga” che offre una vasta gamma di video lezioni di Yoga. Con mirate posizioni, ci aiuta a migliorare la postura e combattere le angosce che inevitabilmente vengono a galla nel buio della sera o all’inizio delle nostre nuove giornate, le cui abitudini sono state stravolte dal forzato isolamento, in una realtà che ci trova più vulnerabili.

Tutto questo nell’attesa di poterci rivedere al più presto, dal vivo, di abbracciarci e poter passare ancora del tempo insieme.

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